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Il Cimitero dei migranti nasce a Tarsia. «Modello di architettura del dialogo»

L'opera monumentale è stata voluta dall'associazione Diritti Civili già sei anni fa, all'indomani della tragedia di Lampedusa, nella quale morirono 368 migranti

Presidenza - Catanzaro, 17/06/2019

Il Memoriale per le vittime dei naufragi sta prendendo corpo a Tarsia, in Calabria. La grande opera monumentale è stata fortemente voluta dall’associazione Diritti Civili (www.diritticivili.it). Il suo presidente, Franco Corbelli, iniziò a lavorare al progetto sei anni fa, per l’esattezza all’indomani di una delle più grandi tragedie registrate nel Mediterraneo, quando nel naufragio di una imbarcazione libica morirono 368 migranti. I loro corpi furono recuperati in mare, al largo di Lampedusa. Simbolico è il luogo individuato per il Cimitero internazionale dei migranti. E cioè un’area attigua a quella che ospitò l’ex campo di concentramento fascista più grande d’Italia, il campo di Ferramonti. Corbelli spiega che quello «fu un luogo sì di prigionia ma anche di grande umanità, dove nessun dei tremila internati subì mai alcuna violenza». Per costruirlo, il regime fascista dovette bonificare ampie aree paludose della media valle del fiume Crati, soggetta a esondazioni. Oggi è un luogo di memoria. Non c’è più traccia delle baracche che ospitarono i cittadini ebrei, ma sono rimasti in piedi (e vincolati) gli edifici direzionali, in parte trasformati a museo.

Continua a leggere al link in allegato articolo del Corriere.it a cura di Paola D'Amico

aggiornato il 17 giugno 2019 alle 06:07
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